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Elefantentreffen 1994 - La storia
Written by riccardo   
Friday, 18 February 2011 19:52

 

Antefatto

 

Tutto è cominciato fra i banchi di scuola, negli anni in cui il motorino era una parte di noi. Fra i sogni nel cassetto ce n'era uno particolarmente intrigante, difficile da realizzare ma non impossibile, una cosa che pochi hanno fatto e che ci avrebbe lasciato qualcosa da raccontare per sempre: fare l'Elefantentreffen in motorino.

Per chi non conoscesse l'Elefantentreffen, si tratta di un motoraduno particolarmente fascinoso, per la sua lunga tradizione (oltre 50 edizioni) e per il fatto che si fa in Germania a fine gennaio/primi febbraio, come dire: fa freddo!!!

Un'idea buttata lì, ogni tanto riaffiorava, ma sempre a livello di 'sarebbe bello ma..', poi la scuola è finita e la cosa poteva finire lì, senonchè..

 

Il piano

 

Non mi ricordo come è nata, credo che ad un certo punto ci siamo resi conto che era il momento peggiore (io ero sposato da poco, Luca recente padre), ma forse anche l'ultima possibilità. Ci siamo incontrati qualche sera in birreria e abbiamo cominciato a parlarne; senza rendercene conto il sogno era uscito dal cassetto, era diventato una cosa concreta, segnata su una carta geografica.

La spedizione doveva durare 4 giorni: il primo con partenza alle 5 e arrivo alle 5 di sera (improponibile girare più tardi per il freddo e il ghiaccio), pernottamento a Lofer dalla signora Irlanda. Il secondo giorno 8 ore di guida, arrivo al raduno, pernottamento in tenda. Partenza il terzo giorno con altre 8 ore, ripernottamento dalla Irlanda e ultimo giorno come il primo, con arrivo al calare della sera.

Uniche soste previste: rifornimenti di miscela e bisogni fisiologici, non c'era tempo da perdere, dovevamo percorrere 1.150 chilometri in quattro giorni. Il primo e l'ultimo giorno erano tosti, 360 chilometri in 12 ore; trenta all'ora di media non sembra un gran chè, ma in motorino in quelle condizioni e su una distanza così non è una passeggiata..

 

I mezzi

 

I mezzi 'giusti' per questa spedizione sarebbero stati quelli che cavalcavamo quando è nata l'idea, ma erano passati parecchi anni, il mio vecchio Ciao non era più fra noi (me lo hanno rubato, mi hanno portato via un pezzo di cuore), mentre i vecchi motorini di Luca erano più che altro pronti per il museo della chirurgia sperimentale, così lui si è presentato con un dignitoso Si in buone condizioni, io mi sono comprato un vecchio Giò (famoso per le prestazioni esuberanti), gli ho rimesso a nuovo qualche componente un pò usurato, l'ho riverniciato, ed era pronto per affrontare l'impresa.

 

I test

 

Nelle settimane prima della partenza abbiamo effettuato alcuni test, per verificare che mezzi ed equipaggiamento fossero a posto.

Un primo test ci ha portato a Folgaria, senza particolari difficoltà.

Resta nella storia il giro a Trento per assicurarci che la media oraria prevista non fosse troppo elevata (con Luca che alle porte della città esclama 'che cazzata!').

Dopo l'arrivo in città abbiamo deciso di fare una divagazione sul monte Bondone 'per provare un pò di salita..'.

Durante la salita sul Bondone ad un certo punto non ho più visto Luca alle mie spalle; tornato indietro l'ho trovato fermo a bordo strada, mi ha raccontato di essersi sdraiato passando su una lastra di ghiaccio. E' un motociclista da strada, non molto avvezzo al contatto col suolo, comunque non ha tentennato un attimo, è risalito in sella ed ha portato a termine il test.

Sul monte c'era un metro di neve, e sulla cima ci ha accolto un sole splendente, anche troppo, tanto che dopo pochi minuti non ci vedevo praticamente più per il riverbero sulla neve. Ad un certo punto ho sentito qualcuno che gridava alle mie spalle, mi sono girato ma non vedevo bene, avevo gli occhi che lacrimavano. Ho sentito ancora le urla, sembravano più vicine, sono riuscito ad aprire un occhio e mi sono visto superare da una slitta trainata da cani! Per un pò ho pensato di avere le allucinazioni, poi mi sono reso conto che eravamo capitati nel bel mezzo di una gara di slitte, c'erano Husky dappertutto!

 

Primo giorno

 

Partenza prima delle prime luci dell'alba, con le difficoltà del caso. Il Giò ha un fanale che sembra una candela, per vedere un pò di più ho tolto il vetro ingiallito e ho incollato sul fanale un pezzo di plexiglass, non si vedeva comunque un tubo ed era anche fuori norma.

A Tai di Cadore abbiamo fatto il primo rifornimento; il Giò era attrezzato di tanica in ferro di riserva attaccata con un portapacchi fatto su misura saldando insieme alcuni attaccapanni ricordo del militare.

Questo primo pit stop ha rischiato di costarci caro: a causa del freddo l'olio per la miscela era diventato molto più denso del normale, e nel travasarlo al serbatoio ne rimaneva parecchio nel misurino. In preda al freddo non ci ho fatto caso, col risultato che la miscela non era abbastanza grassa e dopo pochi chilometri il disastro!! Improvvisamente la ruota posteriore del Giò si è inchiodata, il motore era chiaramente troppo caldo. Il classico grippaggio, il primo della mia carriera, proprio nel momento meno indicato! Ho aspettato qualche minuto (non ci ha messo molto a raffreddarsi, eravamo abbondantemente sottozero) ed ho provato a riavviare. Eroico, il Giò si è rimesso in moto e abbiamo ripreso il cammino. Fino a quel punto viaggiavamo con Luca a fare da battistrada, chiaramente il Giò era più veloce (è un mostro..), ma da lì in poi sono passato io a fare l'andatura, cercando di non sforzare troppo il mio motore fresco di grippaggio. Dopo pochi chilometri, un altro grippaggio! Come la prima volta, una breve sosta e ripartenza con il cuore in gola. A Dobbiaco sembrava tutto perduto, dopo diversi grippaggi non si riuscivano a far che poche centinaia di metri; stavo già contemplando l'umiliazione di dover tornare a casa prima ancora di aver raggiunto la frontiera, quando improvvisamente ho visto la luce! Mi sono ricordato del rifornimento al freddo e ho capito che il problema doveva essere la miscela troppo magra! Ho versato nel serbatoio una generosa quantità di olio ed il Giò è ripartito come se niente fosse! Dopo questo mezzo disastro abbiamo dovuto comunque ridurre l'andatura, col risultato che i tempi erano ancora più tirati, non c'era altra possibilità di errore.

Passata la frontiera abbiamo cominciato ad aver problemi con la polizia locale: ci fermavano sempre, perchè in Austria i motorini avevano la targa mentre i nostri erano conformi alla normativa italiana (cioè non ce l'avevano). Il tutto non era facilitato dal fatto che non sapevamo una parola di tedesco.

Ad un certo punto, lungo la strada ci siamo trovati davanti ad un casello tipo autostrada! Era l'imbocco di un tunnel a pagamento, con divieto di transito per i ciclomotori. Sempre senza capire una parola, il casellante ci ha fatto segno di aspettare e ha chiamato un collega col furgone. Caricati i motorini sul furgone ci siamo fatti scarrozzare dall'altra parte, dove ancora comunicando a gesti l'autista ci ha spillato una cifra indecorosa per il passaggio, inaridendo sensibilmente la nostra già scarna dotazione di scellini.

Finalmente al calar della sera siamo arrivati a Lofer, dove abbiamo trovato ospitalità nella pensione della signora Irlanda. Dopo 12 ore in sella eravamo piuttosto provati, ma qui abbiamo cenato adeguatamente (da ricordare l'Apfelstrudel) e dormito saporitamente.

 

Secondo giorno

 

Molto gentilmente la signora Irlanda ci ha preparato la colazione ad un orario impossibile per permetterci di ripartire in tabella di marcia.

L'inizio del secondo giorno è caratterizzato da temperature veramente rigide (intorno ai -20), con conseguenti strade ghiacciate, ma la tabella di marcia non dava spazio a tentennamenti, bisognava andare avanti.

Questa parte del viaggio è da ricordare per il passaggio per la città di Passau dove un ponte divide Austria e Germania e c'erano ancora le dogane ed una serie di soste che abbiamo dovuto fare per scrollarci di dosso il ghiaccio che ci restava attaccato.

Nel primo pomeriggio, accolti da un sole splendente ed una temperatura neanche particolarmente rigida siamo finalmente arrivati all'Elefantentreffen. La zona del raduno era disseminata di tende e moto, moto e tende a perdita d'occhio, oltre a neve, fango e bottiglie di birra, ovviamente.

Dicono che ogni motociclista dovrebbe andarci almeno una volta, ed effettivamente è un'esperienza davvero unica. Ci siamo trovati improvvisamente in mezzo a migliaia di motociclisti, in gran parte dall'Europa del Nord e dell'Est, con una grandissima varietà di mezzi meccanici, fra cui molte moto storiche o modelli che in Italia non si sono mai visti. Ancora più pittoresca era la fauna locale, con personaggi a dir poco strani, apparentemente inconsapevoli del freddo.

Abbiamo passato il resto del pomeriggio in giro per l'accampamento a confonderci con questa particolare porzione di umanità, e visto cose che non si possono descrivere.

Al calare del buio ci siamo rannicchiati vicino al fuoco ed abbiamo fatto del nostro meglio per arrivare vivi al giorno dopo..

 

La notte all'Elefantentreffen

 

La notte passata all'Elefantentreffen non è stata una passeggiata. La sera era passata abbastanza liscia, grazie al fuoco ed al quasi imbevibile liquore di Luca, ma una volta arrivati in tenda la situazione si è fatta subito piuttosto impegnativa.

Tanto per cominciare avevamo piantato la tenda nell'unico posto libero, su una lastra di neve ghiacciata e in salita. Appena abbiamo tentato di distenderci la tenda ha cominciato a scivolare verso valle, e ad ogni minimo movimento si sentiva un rumore sinistro; erano le cuciture che si strappavano. Abbiamo dovuto dormire (dormire...) con i piedi fuori dalla tenda, conficcati in appositi buchi scavati nella neve.

Dopo parecchie ore di musica a tutto volume con lo speaker che parlava solo in tedesco ad un certo punto è calato un silenzio irreale. Sembrava che fosse il momento di godere del meritato riposo, quando in lontananza si è cominciato a sentire un rumore molto familiare. Qualcuno aveva pensato di portarsi una moto senza ruote, sella, manubrio e altri accessori, in sostanza era un motore con un serbatoio per la benzina ed un acceleratore. Fra l'altro mancava qualsiasi tipo di silenziatore, faceva più rumore di un caccia. Dato che l'unico comando disponibile era un acceleratore, hanno giustamente pensato di sfruttarlo a fondo, e per parecchie ore siamo stati cullati dal suono di un quattro cilindri giapponese fuorigiri, una meraviglia!

Poi qualche altro estimatore della buona musica ha pensato bene di liberare gli scarichi di altre moto e farne sentire le voci nella notte.

E' stato bello..

 

Terzo giorno

 

Dopo una notte come quella il risveglio è stato al tempo stesso un sollievo e un dispiacere. Eravamo stanchi e infreddoliti, ma l'atmosfera era ancora più surreale.

Siamo ripartiti con calma e siamo tornati dalla signora Irlanda, che attendeva nostre notizie: secondo me pensava che non ce l'avremmo fatta.

Non ricordo molto del terzo giorno, credo di essere stato abbastanza fuso per la nottataccia, e probabilmente un pò euforico. Non mi sembra che fosse particolarmente freddo, ma potrebbe essere che mi si era spento il cervello..

Comunque la sera eravamo a Lofer, cena e dormita come da programma per affrontare l'ultima tirata.

 

Quarto giorno

 

L'ultimo giorno, come il primo, erano in programma 360 chilometri, da fare circa in 12 ore, sempre senza soste per motivi futili (tipo mangiare, sgranchirsi le gambe o amenità simili).

Solita partenza di mattina presto, solita temperatura polare, tutto bene fino al tunnel (quello col casello autostradale e il divieto di transito).

Siamo arrivati prima del casellante, non c'era ancora nessuno per chiamare il furgone: non avendo tempo da perdere (e comunque memori del salasso dell'andata) ci siamo comunque avventurati nel tunnel. All'uscita il casellante non sapeva se farci pagare il pedaggio, farci multare o mandarci a quel paese; alla fine ha deciso per l'ultima.

Mentre noi eravamo all'Elefantentreffen sulle Alpi ha nevicato abbondantemente, così al ritorno abbiamo trovato strade parecchio innevate, con tratti decisamente impegnativi, ma anche un paesaggio stupendo, e comunque sempre freddo.

Siamo arrivati a casa come previsto al calare del sole. Dopo aver fatto tutto il viaggio a velocità moderata per paura di grippare di nuovo, nell'ultimo rettilineo ho dato libero sfogo a tutti i cavalli del Giò: andava ancora come un treno, a parte qualche rumorino in più e una leggera perdita di stabilità causata dalla rottura di 36 (!) raggi della ruota dietro.

 

Ci sono cose nella vita che non si possono ripetere: adesso potrei comprarmi una moto come si deve e fare il giro del mondo, ma l'impresa dell'Elefantentreffen fatto in motorino...

 

Last Updated on Friday, 18 February 2011 20:02
 


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